
Il mio reportage su Palas Cerequio (http://www.palascerequio.com) parte da queste colline a La Morra, in un sabato in cui la bruma autunnale avvolge i filari come un dolce abbraccio.

Quando sarete a Palas Cerequio – la tenuta straordinaria dedicata ai cru del Barolo che vi consiglio assolutamente di visitare – vi auguro di poter incontrare Alberto Chiarlo. Ascoltare i racconti di quest’uomo dalla sensibilità e intelligenza rare, è un vero privilegio. Essere un mecenate a capo di una delle più prestigiose aziende vitivinicole italiane può suscitare invidia, ma basta immergersi in una visita guidati da Alberto per provare ammirazione e stima per quello che la famiglia Chiarlo ha realizzato e comprendere perché sono dei visionari concreti.
Ma la più grande eredità lasciata da Michele Chiarlo (http://www.michelechiarlo.it) ai figli Stefano e Alberto, è sicuramente una visione contemporanea, una capacità avanguardistica rara di rispettare il passato e le sue radici ma di proiettarsi al futuro anticipando i tempi e le tendenze dei mercati. Alberto è stato capace di raccogliere il testimone di un padre che ha scritto e interpretato parte della storia vitivinicola italiana. Comprendere l’importanza di fare squadra con altre aziende per la promozione e la valorizzazione del territorio e dei suoi vini nel mondo, è una visione che pochi imprenditori riescono a sviluppare.
Palas Cerequio è la testimonianza di quella visione, che si manifesta in ogni angolo del resort, in cui tutto è arte. Concepire un vigneto come un percorso che si snoda attraverso installazioni, opere artistiche e sculture è pura avanguardia. Tutto è partito dalla Tenuta La Court a Castelnuovo Calcea in provincia di Asti, in cui nel 1996 la famiglia Chiarlo ha organizzato una festa aperta al pubblico sovvertendo il concetto di sacralità della vigna, in cui solitamente entrano solo l’enologo, i titolari e gli addetti ai lavori. Quella festa è stata come un’iniziazione all’enoturismo, attività della quale la famiglia Chiarlo aveva già inteso le potenzialità precorrendo i tempi. E sempre da grandi avanguardisti, quella tenuta è diventata uno dei primi vigneti “artistici” d’Italia grazie alla collaborazione con Ugo Nespolo, Emanuele Luzzati, Chris Bangle (il creatore delle Big bench) e molti altri artisti nazionali e internazionali.


Il nostro tour è partito dalla lounge in cui siamo stati accolti da una colazione salata con burrosi croissant con salame di pesce affumicato da loro. Superfluo dire che vorrei svegliarmi così tutte le mattine!

Ristorati da un assaggio di colazione nordic style perfetta per il clima autunnale, ci siamo spostati nello shop “Vertigo” che racchiude centinaia di bottiglie di vini prodotti dall’azienda ma anche da altri produttori di Barolo e Barbaresco limitrofi. E qui torniamo alla lungimiranza di questa famiglia. Loro sono soliti acquistare alcune annate vecchie in esubero dai colleghi per utilizzarle durante le degustazioni. Se non è visione questa!

Il “Caveau” è il tempio della degustazione in cui trovano spazio le opere e le installazioni di Ugo Nespolo. La famiglia Chiarlo ha instaurato un vero e proprio sodalizio con l’artista biellese che continua a realizzare opere, sculture e tutte le etichette dei vini prodotti dall’azienda tra le colline astigiane e langarole.





Alcune delle etichette. Io ho amato tantissimo la nuova edizione 2025.

Credo che essere circondati da tanta bellezza possa massimizzare ed elevare l’esperienza gustativa.

Guidati da Alberto Chiarlo abbiamo degustato tre Nizza: il Cipressi 2022, il Montemareto 2021 e il La court 2021. Il “Nizza” è la massima espressione del vitigno Barbera. La denominazione, che segue un disciplinare rigido, è il punto di arrivo di un percorso – intrapreso da più di 60 aziende – mirato a valorizzare le uve più rappresentative del Piemonte. Alcune delle prerogative della denominazione sono la provenienza delle uve da 18 comuni dell’astigiano e l’affinamento di minimo 18 mesi di cui 6 in legno; mentre per il Nizza Riserva l’invecchiamento minimo è di 30 mesi di cui 12 in legno.


La Barbera è un vitigno molto eclettico capace di raggiungere vette altissime, che merita di essere sdoganato dai soliti abbinamenti e apprezzato negli anni in cui l’evoluzione ne sprigiona la potenza, l’armonia e l’equilibrio. Oggi il Nizza è sempre più amato, e lo dimostrano le varie manifestazioni a tema (es. Nizza è Barbera) e i tanti riconoscimenti e premi che ottiene ogni anno.

Ma Palas Cerequio non è solo vini e degustazioni ma anche ricettività esclusiva.
Le suites sono state concepite come un viaggio tra passato e futuro e riportano i nomi dei Cru di Barolo. Quelle “del passato” (Cerequio, Cannubi, Villero e Rocche) hanno un’atmosfera più classica in cui predomina il fascino del barocco piemontese. Quelle “del futuro” (Rionda, Bussia, Arborina, Ginestra, Brunate, Cannubi riserva e Cerequio riserva) hanno uno stile più minimale e sono state realizzate con materiali grezzi e di recupero in un’ottica di sostenibilità. Tutte le suites sono immerse tra i vigneti per vivere un’esperienza totalizzante a contatto con la natura in uno dei territori Patrimonio Unesco più apprezzati a livello mondiale.

Uno dei fiori all’occhiello di Palas Cerequio è il nuovo Sky bar inaugurato a giugno. Una terrazza vista vigneti con un bar a tema in cui poter sorseggiare un drink a bordo piscina. Il tempo è stato inclemente con noi, ma immaginatelo in estate!

Noi abbiamo provato il Moscato zen, uno dei signature cocktail realizzato con il Moscato Nivole sempre prodotto da Michele Chiarlo in collaborazione con un bartender locale. Qui torna la vision aziendale: far realizzare ricette ad hoc da professionisti della mixology italiani e internazionali e coinvolgere periodicamente alcuni influencer per promuovere e sponsorizzare un vitigno che troppo spesso è relegato ai dolci, e che invece merita di essere apprezzato anche con piatti salati e nei drink come aperitivo.



Un resort che si rispetti non può non avere un ristorante. E anche Palas Cerequio ha il suo La Corte restaurant, dove il giovane chef Vincenzo La Corte originario di Bra, propone una cucina tradizionale immediata e senza fronzoli, in cui è la tecnica a sublimare le materie prime di eccellenza che offre il territorio.

Una delle eccellenze del Piemonte è sicuramente il fungo più amato e costoso al mondo, che da ottobre a dicembre è protagonista assoluto della Fiera internazionale del tartufo ad Alba. Avete ancora tempo fino all’08 dicembre per acquistare il tuber magnatum pico in fiera, ma per goderne a tavola vi consiglio di provarlo nei piatti a tema proposti dallo chef La Corte a Palas Cerequio.


Questo è uno dei piatti che non dovete perdervi, l’uovo morbido con fonduta di Bra, topinambour arrosto e tartufo bianco.

Alberto Chiarlo ha deciso per noi di abbinarlo al Gavi di Gavi d.o.c.g. Rovereto. Un matrimonio perfetto con uno dei pochi cru storici di Gavi, il Cortese in purezza, affinato in bottiglia dopo 5 mesi sui lieviti in vasche d’acciaio; dimostrazione che anche i bianchi possono evolvere regalando sensazioni piacevoli e inaspettate.

Un altro piatto da non perdere, emblema del territorio, sono i tajarin con tartufo bianco ingentiliti e resi voluttuosi dal burro fuso. Per l’abbinamento enoico abbiamo cambiato registro con un Barbaresco Asili 2021. Elegante e armonico, un grande vino di una grande annata prodotto in 4 mila bottiglie.

La picanha di fassona con millefoglie di patate. Come valorizzare un’altra eccellenza made in Piemonte.

Una torta di nocciole magistrale con zabaione, accompagnata dal Moscato, è stata la dolce conclusione del mio tour enogastronomico a Palas Cerequio che difficilmente dimenticherò.
I momenti che più mi porterò nel cuore sono quelli in cui Alberto Chiarlo si è raccontato con intensità e trasparenza. Solo i grandi personaggi – che riescono ad emozionare e coinvolgere chi li ascolta senza impressionare con i numeri ma solo con l’umiltà del proprio vissuto e il trasporto della propria passione – sono quelli che si fanno ricordare.
Io mi riprometto di tornare presto per godermi queste colline in primavera e attraversare il Cannubi path, l’ultimo percorso artistico multisensoriale realizzato in collaborazione con Ugo Nespolo, inaugurato a ottobre e visitabile gratuitamente tutto l’anno.
Grazie http://www.michelechiarlo.it












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