Le radici, il vento, il calcare. Sono gli elementi che caratterizzano questa solida famiglia di viticoltori, che da cinque generazioni scommette sul territorio della Langa astigiana.
Le radici di Borgo Maragliano sono profonde e attingono ai primi dell’Ottocento, quando Giovanni Galliano con grande intraprendenza compra dei terreni nel comune di Loazzolo iniziando la coltivazione della vite.
Ma questi sono gli anni della fillossera, un maledetto insetto che portava alla distruzione della vite, capace di devastare interi vigneti e il destino di centinaia di famiglie costrette a diversificare i raccolti e ad emigrare.
I Galliano però non cedono alla tentazione di lasciare queste terre e in quella Langa astigiana continuano a credere nel progetto di poter produrre grandi vini.
Oggi Carlo e la moglie Silvia sono alla guida dell’azienda aiutati dai figli Giovanni, Francesco e Federico, proiettati al futuro con l’entusiasmo della gioventù.

Visita e degustazione
Sono due le visite guidate proposte da Borgo Maragliano:
- “Emozioni a 600 metri, la classica”
- “Interpretazioni estreme di Pinot nero, Chardonnay e Riesling”
Noi abbiamo scelto la prima.
Arrivati in azienda, ci si rende conto della bellezza e della vastità di questo tratto di Langa meno blasonato, più impervio e austero rispetto a quello imperiale del Barolo.
Eppure qui il panorama è davvero seducente, filari a perdita d’occhio interrotti solo dalle case vitivincole di contadini eroici.
Perché sì, qui la viticoltura di può definire semi-eroica con quasi 41 ettari che arrivano a un’altitudine di circa 600 metri, dislocati tra i comuni di Loazzolo, Bubbio, Bistagno e Canelli.
Qui il Marin, il vento caldo e umido che soffia dall’entroterra ligure, la sabbia, il calcare del terreno, ospitano grandi vitigni internazionali come il Pinot nero e lo Chardonnay che, grazie all’intuizione e alla follia di Carlo, donano spumanti eccezionali.

Ma torniamo alla nostra visita.
Guidati da Giovanni abbiamo percorso i corridoi delle sale di vinificazione, di tiraggio, di imbottigliamento e il Museo delle contadinerie.
Risaliti in superficie, siamo entrati nella sala degustazione a sfioro, inserita in una struttura in vetro e acciaio sospesa tra i vigneti, che consente di godere pienamente del paesaggio.
Questi i nostri fortunati assaggi:
- Brut Chardonnay
- Blancs des blancs Francesco Galliano 2016
- Brut Nature Giuseppe Galliano 2015
- Blancs des noirs Dogma
- Brut rosè Giovanni Galliano
- Brut Nature cuvèe Germana Beltrame Editio I
- Brut Nature Federico Galliano
Silvia ha dimostrato la sua generosità non solo nel condurre la degustazione con descrizioni tecniche dettagliate, ma anche nel darci la possibilità di assaggiare più vini di quelli proposti nell’offerta, gesto da noi molto apprezzato.
Ognuno di questi vini meriterebbe un articolo, ma preferisco sempre raccontare le emozioni piuttosto che le caratteristiche tecniche.
In ogni calice ho trovato la profonda passione di questa famiglia, la caparbietà nel produrre vini da vitigni non autoctoni (tranne che per il Moscato) e un’eleganza seducente.
I salumi in abbinamento, anch’essi espressione del territorio come il salame cotto, sono stati un accompagnamento interessante in questo percorso gustativo.
Super consigliata la visita a questa cantina eccellente.






















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